I (bi)sogni son desideri

Il cartone Disney diceva proprio così “i sogni son desideri di felicità” e da un certo punto di vista non aveva torto, soprattutto se consideriamo che spesso dietro un nostro desiderio si cela un nostro bisogno. Ognuno di noi è guidato da (bi)sogni che se soddisfatti ci fanno provare gioia o – appunto – soddisfazione. Eppure non sempre ci prendiamo il tempo per riflettere su quali siano veramente i nostri (bi)sogni, tanto che molto spesso ci troviamo in una strana situazione: apparentemente abbiamo “tutto quello che si potrebbe desiderare” eppure non siamo felici. Oppure può succedere che ci facciamo in quattro per raggiungere un dato nostro obiettivo e poi lo raggiungiamo e non proviamo gioia. Cosa può voler dire? In questo articolo offrirò una mia lettura di questi fenomeni, che trae le sue argomentazioni dalla teoria evoluzionistica delle motivazioni umane, dove con motivazioni intendiamo proprio le spinte a muoversi nel mondo per soddisfare i suddetti bi…sogni.

Quello che è desiderabile per la società non sempre coincide con quello che desideriamo noi, ma il fatto è che spesso non ci prendiamo un tempo per riflettere sulla corrispondenza tra i sogni scintillanti trasmessi dalla morale comune, dalla tv, dai social, rinforzati dai pari ed i nostri sogni personali. Se diamo voce a quello che vediamo intorno verrebbe da pensare che quello che tutti e tutte noi dovremmo sognare è: divertirsi, laurearsi e trovare lavoro o trovare subito lavoro, trovare un/una partner, andare a vivere insieme, arricchirsi il più possibile, concentrarsi molto sul lavoro, avere figli/figlie, e procedere poi tra accudimento della prole, vita di coppia, lavoro e arricchimento, cercando di accrescere il proprio status sociale ed economico e procedendo secondo le rotaie prestabilite, cercando di arrivare alla stazione situata piu’ in alto possibile nella scala sociale. La strada non è priva di dubbi per nessuno/a, eppure può fare una grande differenza chiedersi cosa desideriamo prima di sentire che lo sferragliare del treno è inarrestabile – anche se la verità per fortuna è che dal treno sbagliato si può sempre scendere.

In effetti l’aspettativa sociale appena accennata e che credo venga sentita da uomini e donne non è poi così irrealistica, perché fonda le sue origini in reali bisogni che possono comparire nella vita adulta. Il punto è che un’aspettativa rigida presuppone che siamo tutti uguali e vogliamo tuti le stesse cose, anche se chiaramente non è così. Senza contare che non sempre quello che facciamo soddisfa davvero il bisogno sottostante: per esempio fare molti soldi per dimostrare il proprio valore, non necessariamente poi ci fa sentire di essere persone di valore.

La teoria evoluzionista delle motivazioni umane

La teoria evoluzionista delle motivazioni è un tema vasto ed elaborato, per gli scopi divulgativi dell’articolo cercherò invece di semplificare ed esemplificare quanto possibile. Per iniziare possiamo dire che il nostro cervello è il risultato di millenni di evoluzione ed è stato plasmato dalla selezione naturale. Il cervello degli esseri umani pertanto si è sviluppato a partire da quello dei mammiferi che a sua volta si è evoluto a partire di quello dei rettili. Ancora oggi il nostro cervello segue la linea evoluzionistica, nello sviluppo di ogni singolo bambino e bambina per cui i neonati sono dominati dal cervello rettiliano che è subito maggiormente sviluppato, sempre piu’ si sviluppa e diventa dominante il cervello mammifero, fino ad aumentare il funzionamento del cervello principalmente umano, quello neocorticale. Ma per tutta la nostra vita i tre cervelli (o meglio quattro) rimangono tutti attivi perché tutti sono fondamentali per la nostra sopravvivenza e per la nostra vita:

– il cervello rettiliano attiene alla nostra sopravvivenza di base: sistema di alimentazione, di esplorazione, di difesa dai pericoli, di consumazione, di digestione, di riproduzione, ecc.

– il cervello mammifero/limbico attiene alle nostre relazioni affettive e alle nostre emozioni: prima le relazioni a due con il sistema di richiesta di cure, di offerta di cure e di competizione e poi con le relazioni di gruppo con il sistema di gioco sociale, di affiliazione e di di appartenenza al gruppo.

– il cervello neocorticale attiene ai bisogni di conoscenza e di autocoscienza, alla condivisione e alla riflessione su significati e idee, al linguaggio e alla narrazione. Qui troviamo anche il bisogno di cooperazione che permette di regolare l’interazione a due o di gruppo per collaborare ad un fine comune.

Via via che saliamo nell’evoluzione cresce il livello di autoregolazione. Infatti grazie al cervello neocorticale possiamo regolare il cervello limbico (ES. una persona mi supera in posta e il mio livello mammifero vorrebbe attaccarla, grazie ai miei valori neocorticali posso riuscire a regolare l’attivazione e a dire semplicemente “scusi, c’ero prima io“) e grazie al livello limbico è possibile regolare il cervello rettiliano (ES. ho paura del buio ma c’è mamma vicino e ho meno paura). Il livello di autoregolazione dipende da una serie di fattori, compresa la nostra storia evolutiva: impariamo ad autoregolarci anche in base a come siamo stati regolati (dai nostri genitori).

La gerarchia dei diversi livelli di funzionamento e quindi dei bisogni ci permette anche di autoregolare bisogni gerarchicamente inferiori in funzione di bisogni e obiettivi superiori soggettivamente significativi, con una regolazione consapevole e volontaria: per esempio se ho fame ma sto facendo un colloquio di lavoro riesco a regolare il comportamento di ricerca di cibo fino alla fine del colloquio (cosa che per esempio è difficile per un bambino di 1 anno ancora guidato dal livello più basico rettiliano). Grazie a questa auto regolazione riusciamo poi a gestire i bisogni o impulsi del momento in vista di un bisogno o desiderio a lungo termine o sovraordinato (ES. a livello basico vorrei tanto mangiare ogni giorno le lasagne ma a livello valoriale desidero essere in salute fisica e la maggior parte delle volte riesco a regolare questo desiderio basico negoziandolo con il desiderio astratto e quindi magari mangiando una volta una lasagna normale e una volta una lasagna light e non tutti i giorni).

Ogni livello ha i suoi bisogni particolari ma ognuno poi si riflette sugli altri: per esempio il bisogno di sessualità è relativa all’atto sessuale in sé a livello rettiliano, a livello limbico diventa importante l’aspetto affettivo del rapporto sessuale, a livello gruppale c’è il bisogno di rispettare i tabu’ e le regole di attrarre, conquistare e vivere la sessualità, a livello neocorticale abbiamo il mondo dei significati relativi alla sessualità. Ognuno di noi può essere portato ad una maggiore attivazione di un diverso livello per ogni bisogno, ma è normale che tutti noi momento per momento possiamo funzionare a livelli diversi.

Un altro modo in cui possiamo rappresentare l’evoluzione gerarchica dei nostri bisogni è quello della famosa piramide dei bisogni di Maslow (1954): alla base vediamo i bisogni fisiologici e quelli di sicurezza, più in altro i bisogni limbici – che dovrebbero essere in primis diadici di genitorialità, amicizia, coppia e poi gruppali per cui appartenenza alla famiglia ed al gruppo dei pari – e poi i bisogni neocorticali propri degli esseri umani quindi i bisogni di significato, di condivisione e di autorealizzazione.

Dunque questa è una breve spolverata dei bisogni umani, ma cosa c’entra questo coi sogni e con l’insoddisfazione?

Purtroppo a volte alcuni bisogni sono sovra-rappresentati rispetto ad altri e quindi alcuni bisogni rimangono insoddisfatti facendoci provare insoddisfazione e quindi rabbia, ansia o tristezza, senza che riusciamo a capire come mai.

Esempio: per un insieme di predisposizioni biologiche, esperienze di vita, modelli familiari e così via ho imparato che è di fondamentale importanza il mio status sociale, diventare ricco e famoso e così dimostrare il mio valore personale è l’unica cosa che mi farà ottenere amore, approvazione e gioia. Quindi imposto la mia vita in questo modo, in ufficio per esempio lavoro sempre di più’ e cerco di superare gli altri per apparire sempre più’ pronto e capace, questo comporta però che mentre gli altri cooperano e sono amici io mi sento escluso ed il mio bisogno di appartenenza al gruppo non è soddisfatto. Inoltre anche se ho raggiunto una buona posizione economica e lavorativa, gli altri non mi stimano proprio per la mia aggressività competitività ed il bisogno che era alla base del mio comportamento rimane insoddisfatto. Oppure: per tutta una serie di ragioni il mio bisogno di essere approvato è molto importante per me e mi porta a dire sempre di sì alle richieste di amici e parenti. A un certo punto inizio a sentirmi arrabbiato, triste, insoddisfatto e demotivato: per dire sempre sì agli altri, ho finito per ignorare i miei bisogni e non soddisfarne mai.

Un altro caso è quello in cui due bisogni siano in conflitto ma io sia portato a sacrificarne uno, anziché accettarli entrambi e cercare dei compromessi per risolvere il conflitto.

Esempio: ho bisogno di autonomia e vorrei andare a vivere da solo ma nella mia famiglia sento un grande senso del dovere rispetto all’accudire i miei genitori che sono molto anziani. Se rimango a casa soddisfo il mio bisogno di accudirli e provo soddisfazione rispetto a questo ma provo tristezza rispetto alla mancanza di potermi fare una vita autonoma, se me ne vado provo gioia perché sto costruendo la mia autonomia ma provo senso di colpa verso il bisogno di accudire i miei genitori. Situazione non facile in cui è utile creare lo spazio di una scelta o di una negoziazione, che presupponga per esempio tollerare anche emozioni spiacevoli.

Un altro caso è quello in cui ho un bisogno ma cerco di soddisfarlo con comportamenti sbagliati che creano danni a me o agli altri o che addirittura non mi fanno soddisfare il bisogno stesso.

Esempio: il mio bisogno è quello di essere amato/a, ma cerco di soddisfarlo attraverso conquiste sessuali estemporanee che però soddisfano il mio bisogno di sessualità e di conferma di attrattività sessuale ma non il mio bisogno d’amore. Oppure: il mio bisogno è quello di rilassarmi ma anziché cercare modalità funzionali di raggiungere questo bisogno, bevo alcol fino a stordirmi (comportamento disfunzionale perché la sostanza viene usata come auto-medicazione ma essendo una sostanza potenzialmente d’abuso tale uso può creare una dipendenza).

Queste sono alcune situazioni ed alcuni esempi in cui la mancata consapevolezza di bisogni o la mancata soddisfazioni di bisogni (di cui magari neanche siamo consapevoli) può creare sofferenza nella nostra vita. A volte appunto aderiamo a certi comportamenti senza chiederci se veramente soddisfino dei nostri bisogni, altre volte soddisfiamo bisogni che però non sono i nostri. Questo accade perché vari fattori genetici, ambientali, familiari, sociali possono aver contribuito a creare in noi uno schema per cui certi bisogni non sono stati soddisfatti o non sono stati legittimati e noi stessi inconsciamente abbiamo uno schema interiore che ci fa pensare che quei bisogni saranno sempre frustrati o che i nostri bisogni sono altri.

Diventare consapevoli di cosa desideriamo e di che cosa ci renderebbe soddisfatti è il primo passo per muoversi in quella direzione, cercando comportamenti sani e funzionali per cercare di soddisfare quei bisogni, orientando le nostre scelte ed anche migliorando le nostre relazioni cercando luoghi o relazioni per noi più’ affini e iniziando a comunicare in una maniera assertiva i propri bisogni e le proprie richieste e a negoziare con gli altri i bisogni reciproci.

Ylenia Greco Psicologa Psicoterapeuta

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